Caro 2016…

In realtà, cerco solo un pretesto per aggiornare questo poverino di un blog che mi guarda sempre male, e io sempre gli rispondo “Sì, prima o poi, dopo, tra qualche giorno…

E lui non mi crede mai. Perché lo sa, poraccio, che la mia mente funziona totalmente a caso e che deve solo aspettare che mi venga il lampo di genio mentre sto facendo tutt’altra cosa.

 

Quindi, ciao 2016!

Oggi scrivo a te. Tutti ti trattano male, tutti ti dicono che sei brutto e cattivo e che non vedono l’ora che tu te ne vada perché “che anno di merda, quando finisce?“, “solo morti!“, “solo tragedie!“, “ma Trump!“, “ma i morti!” che non lo sanno che prima o poi succede, e che qualcuno doveva sobbarcarsi ‘sta sfilza di persone di una generazione che volge al termine. Con tutto il rispetto e che riposino in pace.¹

Grazie per aver avuto il coraggio di farlo, a proposito. Dev’essere stata dura.

 

Caro 2016.

Io e te lo sappiamo cosa mi hai dato e cosa mi hai portato via. Tesoro: non è colpa tua, non sei tu che sei un anno di merda. È una cosa che in pochi ti dicono, ma lo so cosa significa.

Sei stato un anno intenso, che ha portato cose belle e cose brutte. Hai fatto il tuo lavoro, hai ospitato tanti avvenimenti e adesso te ne stai andando.

 

Caro 2016, per quanto mi riguarda, tu mi hai portato tanta felicità.

Ti ho iniziato dicendo: “Oh Cristo, sono incinta di nuovo.” Che nel mio linguaggio totalmente insensato e irrazionale, significa “Oh Cristo, pubblicherò un altro libro.”

Non un altro libro. Il libro che mi ha tenuta stretta in un momento terribile della mia vita. Il libro che mi ha protetta, che mi ha accudita e che mi ha detto “ci sono, va tutto bene, non sei sola.” Quello che ha imparato assieme a me cosa significava respirare di nuovo.

Era esattamente un anno fa, e non vedo l’ora di vedere questo marmocchietto nascere.

E speriamo che vi piaccia almeno un po’, che se vi lascia qualcosa io non posso che esserne felice dal più profondo del mio cuore.

Prossimamente. Sì. Dicevamo.

 

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Caro 2016. Tu mi hai portato la mia prima, vera pubblicazione.

Mi hai sbattuto in faccia un “Ciao, tutto ok? Da oggi sei un’autrice, congratulazioni!” ed io ero lì, mi ripeto, da ermellino epilettico che non sapeva come reagire, e voi lì che leggevate e ancora non me ne faccio capace.

Grazie mille a chiunque abbia acquistato e letto Hurt, e a chi mi ha lasciato un parere, e a chi ha accompagnato Joey e Dante nel loro cammino. Non è un libro perfetto, ma è il mio libro perfetto per iniziare a camminare in un sogno che porto avanti da quando ho memoria, e che non ricordavo nemmeno.

Caro 2016 grazie, perché non so cosa avrei fatto senza quello che sono adesso.

 

Caro 2016, mi hai portato tante nuove amicizie. Persone senza cui, adesso, non saprei come fare. Mi hai fatto incontrare tanta gente che coltiva le mie stesse passioni, compagni di viaggio, mi hai ricordato tante cose che avevo dimenticato, sentimenti sepolti nel mio cuore che aspettavano di essere notati.

Caro 2016, mi hai portato consapevolezza, forza, dolcezza. Compassione. Hai rafforzato dei rapporti che bramavano di essere rafforzati, hai cercato di calmare la tempesta nel mio cuore e hai portato un cambiamento.

 

Caro 2016, mi hai portato dolore e tristezza, e ti sei portato via una parte di me.
Ma va bene, non è colpa tua, è soltanto un avvenimento che hai ospitato. Hai cercato di attutirlo e ti ringrazio, mi hai insegnato tanto, mi hai ricordato ciò che avevo dimenticato.

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Caro 2016, mi hai portato, wow, la mia prima traduzione. E anche la seconda traduzione. E… altro.

Per la miseria, sono una stacanovista di      … uh. Pardon. *riprende un contegno che non ha mai avuto*

Insomma. Caro 2016, sei stato importantissimo anche da questo punto di vista. Perché sì, chi mi conosce da tanto (MGT, BGT, LtL, you know it) lo sa che è una cosa che ho sempre amato fare, ma non mi sarei mai sognata di leggere sul serio, un giorno, la parola “traduttrice” accanto al mio nome. Ma serio, io? No, macché.

Che non avete idea di quanti problemi mi faccia, e di quanto sia assurdo scriverlo qui. Probabilmente sto per cancellarlo. Se lo leggete ancora significa che ho cancellato già almeno duemilasedici volte per riscriverlo in parole diverse.²

E insomma, caro 2016, sei stato un anno Triskell. E un anno Triskell è sempre un anno buono, in ogni caso ♥

I’m good at choosing the ink on my body~

 

E caro, caro, caro 2016.

Sono quattro anni, ormai, che la storia che dà nome al blog vive in me, in ogni cosa che guardo, in ogni canzone che sento, in ogni pensiero che sfioro.

Sono quattro anni che il nome Connor ha un valore inestimabile per me, non soltanto a livello di romanzo, ma personalmente ed emotivamente.

Caro 2016, mi hai portato un “” che non avrei mai sognato di ricevere. L’hai lasciato in eredità al 2017, che sta lì pronto ad accoglierlo.

Anche soltanto per questo, caro 2016, per me sei un bell’anno, e ringrazio di cuore anche te.

 

La mia unica speranza, quindi, è di vedere le cose continuare così, di vedere con i miei occhi la pubblicazione di questi due pezzi della mia anima, magari da un angolino della stanza, con la paura e il terrore della reazione degli altri, con la preoccupazione e l’ansia, anche con il panico, perché no, ma di vederli.

 

Quindi, caro 2017, tu hai un lascito dal 2016: non vedo l’ora di vedere cosa ne farai.

Benvenuto e buona fortuna 🙂

 

E a voi tutti che siete arrivati fino a qui a leggere -…davvero? Oddio, grazie. So che non è facile, ma immagino sia rincuorante vedere quanto sono fuori di testa– miei cari, vi auguro un buon anno, felice e pieno di speranza e serenità ♥

 

E ricordatevi di ascoltare l’oroscopo di Paolo Fox, stasera.
Meh. Ho fatto la seria per troppo tempo, su.

 

Ah, comunque in Giappone è già il 2017. Tanti auguri!
あけましておめでとう!

 

Comunque 2017 come numero mi piace proprio. Suona bene, no? Duemiladiciassette. No, ok, è bello a leggersi però. 2017. C’è quel 7 di mezzo che rende tutto più magico. Sapete che il 7 mi piace proprio come numero? È carino. Dai, guardatelo, 7. Com’è bellino il 7. No? Eh? No? Ok, d’accordo, la smetto.

No, sul serio, ricordatevi di Paolo Fox.


¹ Voi non lo sapete, ma questo è un tentativo di combattere l’ocd. Prima o poi mi spiegherò meglio, per ora abbiate pietà di me.

² Anche questo. ↑

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Chiusi in casa a…

“Perché non vai a salvare qualche viandante, o a squartare qualche creatura, o a squartare qualche viandante? I dettagli sono irrilevanti.”

 

Beh. Insomma.

Quest’estate mi ha riportata tra le braccia dei videogiochi. Sapete, quando non si ha nulla da fare, il minimo è passare il tempo a squartare viandanti e salvare creature. No, forse era il contrario? Oh, beh.

Insomma, mi sono rimessa a giocare a Fable. Per chi non lo sapesse, è un rpg tanto carino, che forse forse si contende il mio personale podio per il Gioco Preferito Di Sempre con Pokémon, e non ha alcun rivale per il preferito per XBOX. È creato dalle menti geniali della buonanima della Lionhead e il giocatore veste i panni di un avventuriero che… fondamentalmente va in giro a fare missioni strampalate – sul serio, ieri ne ho fatta una in cui mi si chiedeva di recuperare un paio di mutande… ma erano di Reaver, la committente potevo essere benissimo io – si fa una reputazione da assassino crudele o salvatore della patria e incappa nelle peggio sfighe che maremma mi sono ritrovata anche a piagnucolare la prima volta che l’ho giocato (ma c’era un cane di mezzo, sapete come va con queste cose).

Come tutti i giochi di questa casa di produzione, o almeno quelli che ho provato, anche questo dà piena facoltà al giocatore di decidere se il tuo personaggio è buono o cattivo, giocando sulla moralità e blablabla… E, ovviamente, ha una bella dose di ironia alla Lionhead. Insomma, è una perla. Giocateci. Punto.

 

Detto ciò. No, non era una sorta di pubblicità a Fable, recensione o come volevate chiamarla. Era un’introduzione per dire che sì, sono stata occupata nel gioco e… beh, diciamo che la mia mente ha vagaaato e vagaaato.

E sono arrivata ad abbozzare due righe di fanfiction. Che non avete idea di quanto mi imbarazzi, perché non sono solita usare i personaggi degli altri, ho il terrore di andare out of character, ho il terrore che faccia schifo, ho il terrore del giudizio della gente… Insomma, ho un po’ il terrore di scrivere fanfiction.

Però l’idea era lì, e quando ho scritto le prime righe mi sono divertita così tanto che, insomma, alla fine ho ceduto.

E niente, vi lascio il link:
EFP: http://www.efpfanfic.net/viewstory.php?sid=3507618&i=1
Wattpad: https://www.wattpad.com/story/81141047-il-ladro-fable-ii-fanfiction-slash

Reaver è un personaggio che mi piace tantissimo nella saga di Fable – a me come a tanti altri, direi – e lo trovo incredibilmente geniale. Fable II, poi, è il capitolo della saga che mi è piaciuto di più, quindi insomma…

Chissà, se mi prende bene potrei anche abbozzare qualcosa su Jack di Spade (l’altro preferito, viene da Fable TLC). Si vedrà.

 

Le vostre vacanze come stanno andando? Vi prego, ditemi che non siete chiusi anche voi a casa a giocare, e scrivere, e lavorare, e… beh, anche se fosse, non è che mi dispiaccia così tanto quindi, insomma, sì, se è il vostro caso… mica male!

 

 

Resoconto JHS show

Oggi voglio provare a parlarvi di una cosa un po’ diversa…

Premessa necessaria: non so fare articoli o recensioni, quindi sarà più un racconto, il mio, un rilascio di emozioni che trovo necessario, adesso che sono più grande e ho uno spazietto tutto mio per farlo.

 

Poster70x100-seasons4_jhs2016Ieri sera ho avuto il piacere, come ogni anno, di assistere allo spettacolo finale della A.S.D. JHS Dance School, di cui ho fatto parte per nove anni e che seguo sempre con affetto e piacere.

Non me ne vogliano le altre scuole di danza là fuori, ma la JHS non è una scuola qualunque.  È un posto magico e speciale, che insegna e dona amore e rispetto per gli altri, un posto dove lasciar fuori la cattiveria per trovare solo pace e felicità.

JHS significa, infatti, Joy Heart Soul, cioè Gioia Cuore Anima, ed è proprio quello che mi hanno trasmesso ieri sera i meravigliosi artisti che studiano in questa scuola (e non lo dico perché sono di parte!)

Lo spettacolo di ieri si intitola Le Quattro Stagioni dei cantanti italiani, ed è stato un viaggio nell’arte e nella poesia che ci ha raccontato con eleganza e delicatezza il succedersi delle quattro stagioni a tempo della splendida musica italiana.

 

È iniziato con una parte tecnica che mi ha lasciata senza parole.

Luci spente, un fascio soffuso che illumina il palco e una singola ombra, tutta nera, su uno sfondo musicale pieno di voci diverse e confuse. Inquietante, sgradevole. Un’ombra che si agita, sinuosa ma portatrice d’ansia e tensione, che mi ha tenuta incollata alla sedia con l’attesa che se ne andasse.

E poi, d’improvviso: loro. Su ritmi tribali e allegri, con una danza gioiosa, figure bianche e che portano la luce e scacciano il male, metaforizzato da quell’unica ombra che se ne va spaventata.

Il sollievo.

La festa inizia e loro sono bellissimi con i loro sorrisi e la loro gioia, che ballano la danza JHS.

Questo genere di danza non è molto conosciuto, e nasce nel 2007 da Roberta Di Salvo, l’insegnante della scuola, dopo una sua personale esperienza spirituale di marcia francescana. Ed è proprio con una marcia, nel clou della parte tecnica del saggio, che lei ce lo racconta senza troppe parole o preamboli, con delicatezza e dolcezza.

Anime spoglie che camminano, zainetti in spalla, a tempo della dolcissima melodia di Fratello sole, sorella luna. Un’anima si stacca e comincia a danzare, e mano a mano a lei si uniscono altre anime che danzano attorno a figure nere che, stanche, non riescono più ad alzarsi.

Ve ne parlo perché mi è rimasto davvero impresso. Oltre a raccontare, a me che già sapevo e che quindi potevo cogliere meglio, la dolcissima storia del JHS group, ha inscenato ancora un concetto bellissimo, persone stanche vestite in nero che crollano, forse per troppi pensieri negativi, forse perché la società li ha abbattuti, forse perché non ce la fanno più. E le anime bianche attorno a loro, che sembrano un po’ angeli e un po’ muse greche, di quelle dei dipinti, che li rialzano e poi se ne vanno con la promessa di esserci, di sostenerli… Due parti della stessa anima, l’una che chiede aiuto, l’altra che dà.

Per me, ho pensato, gli angeli sono così. Sono come loro.

Non saprei descrivere l’eleganza, la grazia e la dolcezza che i ballerini hanno mostrato su quel palco, belli e delicati come professionisti, un unico corpo che si muove all’unisono. Uno spettacolo che non ci si aspetterebbe mai di vedere, se non altro non in una cittadina come Isernia.

E poi loro, i più piccoli, che con la loro tenerezza hanno mostrato una tecnica sempre migliore e un divertimento su quel palco che coinvolgeva tutta la sala, che spesso batteva a tempo le mani con la musica, allegra, emozionata.

3x3_JHScrittaInfine, dopo che la tensione e la paura sono spazzate via e il telo nero cade sulla meravigliosa immagine del sole sorridente, il simbolo della scuola, inizia la parte dello spettacolo vero e proprio, che per quanto lunga è stata piacevole ed emozionante. Pura arte.

 

La scena si apre con una bellissima poesia del maestro Giovanni Petta, recitata su di una musica a pianoforte delicata e armoniosa.

Sullo sfondo danza una figura leggiadra, piena d’eleganza e grazia. So che non ha senso in questo contesto, ma quel che mi ha trasmesso è stato gentilezza. Gentilezza nei movimenti, la delicatezza di un’anima umile, che ci accompagnava e ci introduceva a uno spettacolo vero e proprio d’arte e poesia. Continua poesia.

Le stagioni si sono susseguite a ritmo di musica italiana, con la sala che si animava e cantava, partecipava allo spettacolo che quest’anno è stato davvero un tripudio di eleganza e felicità.

Il gruppo delle piccolissime, d’età media di 4/5 anni, è stato formidabile.

Dolci, tenere, sfiziose ed emozionanti, con costumi meravigliosi che creavano da soli una scenografia stupenda. Imperfette, sì, ma che con la loro gioia e una tecnica che, per bimbe di quell’età, è stata davvero ben curata e pulita, tenevano con facilità il palco enorme dell’Auditorium e avevano la sapienza musicale adatta a farle sembrare anche più grandi.

Il gruppo dei ragazzi più piccoli è stato eccezionale. Io che li seguo da un po’ ho potuto osservare davvero un salto di qualità e una crescita tecnica incredibile. Nell’hip-hop erano puliti e belli, la tecnica sublime. I ragazzi della breakdance crescono sempre più e c’è stata una comunione tra piccoli e grandi davvero emozionante e piacevole da vedere.

A un certo punto ho pensato “ma sono davvero piccoli?”, per quanto fossero bravi e capaci di onorare tutte le meravigliose canzoni. La risposta è venuta subito dopo, di coreografia in coreografia. No. Piccoli che non sembravano poi così piccoli.

Anche qui, costumi meravigliosi e una vivacità che mi ha lasciata senza parole. Nel locking (il mio punto debole!) sono stati carichi e sfiziosissimi, tutti insieme meravigliosi, mettevano un’allegria enorme e la tecnica era davvero pulita. Eccezionale anche la commistione tra coreografie e danze, e per questo ancora complimenti all’insegnante e coreografa Roberta.

Non so neanche da dove iniziare per quanto riguarda il gruppo dei più grandi.

Sono rimasta senza parole. Le ragazze di danza, a cominciare dall’autunno, sfiziose e delicate, belle nel vero senso della parola, dai sorrisi meravigliosi che raccontavano una favola. Una poesia continua, pezzi in coppia delicati e coinvolgenti, una bellezza crescente, dolcissima, che mi ha davvero stretto il cuore in un abbraccio amorevole e affettuoso.

Le ragazze belle e delicate, bambinesche perché avevano davvero la delicatezza e la spensieratezza dei bambini. Ogni volta che entravano in scena entrava l’eleganza, e so che sto continuando a ripetermi ma davvero era così, e non riuscivo a pensare ad altro. Un sovraccarico di emozioni.

Emozionanti anche i due ragazzi, due professionisti, l’accompagnamento in Piccolo Grande Amore e L’amore eternit spettacolare, una tecnica che si alza di livello ogni anno. Così come è stata davvero geniale l’interpretazione di Sei nell’anima, che mi ha lasciata emozionata e meravigliata.

Davvero fantastica la danza in L’ombelico del mondo, con costumi meravigliosi, una festa che rappresentava l’estate, energia pura che si propagava in tanti ballerini di bravura uguale, tutti a tempo, un unico corpo di danza che si muoveva come una sola anima piena di gioia. “Di una bellezza un po’ disarmante” canta Jovanotti, ed è esattamente come li descriverei io.

Complimenti, non soltanto perché sono delle persone splendide che ho la fortuna di conoscere, ma per la poesia che mi hanno regalato. La mia passione è raccontare storie, e ieri sera mi è sembrato come se mi fosse stata raccontata una storia, una favola magica.

E, infine, lei. Roberta. Il cuore.

Con la professionalità di tanti e tanti anni di danza alle spalle, si è esibita in pochi, toccanti balletti che mi hanno lasciata senza parole, piena di emozioni e stupore.

Meravigliosa in Non vivo più senza te, energica, allegra, con dei tacchi che sembrava non ce li avesse, come su di una spiaggia a ballare e ballare, espressioni e interpretazioni perfette e sentite.

Emozionante nel balletto con Asia, A modo tuo, che inscenava, come racconta la splendida canzone di Elisa, il rapporto madre e figlia. Piccole piccole ma grandi e forti insieme su quel palco, un’unione delicata e magica che ha commosso me e molti altri spettatori nella sala.

Sublime nel suo balletto finale, Il posto dei santi, che secondo me descrive perfettamente la sua anima e quella di JHS. Vederla danzare per tutto il palco, che era enorme e, nonostante tutto, sembrava addirittura piccolo per la grandezza di quell’unica persona, mi ha davvero trasmesso ciò che sta alla base del JHS group: gioia, cuore e anima. Un volo delicato e gioioso che mi ha lasciata il cuore caldo e felice.

Menzione speciale anche agli ospiti della serata, a cominciare dai ballerini di tango, raffinati ed eleganti, fino ai cantanti che si sono susseguiti durante lo spettacolo, provenienti dalla CTA Musical di Venafro, che ci hanno regalato esibizioni emozionanti e un gemellaggio meraviglioso e ben riuscito.

 

Ho apprezzato molto anche che il ricavato della serata sia stato devoluto in beneficenza, quest’anno per l’OIPA, Organizzazione Internazionale Protezione Animali, scopo che mi è molto caro.

 

Insomma, dopo questo papiro di emozioni vi lascio, e mi auguro che i ragazzi continuino sempre a crescere in questo modo, che siano sempre così splendidi e puri e che continuino a regalarmi le stesse emozioni di ieri sera.

Grazie di cuore!

Quell’ultimo weekend di Maggio – Ringraziamenti

Sono la solita ritardataria, vero? Accidenti.
Okay, proviamoci.

Io non sono brava a fare resoconti, raccontare quel che è successo, non so fare articoli. Sarei una pessima giornalista sotto ogni punto di vista, davvero.

Però ci tenevo davvero a spendere un paio di parole per l’ultimo weekend passato. Un po’ perché, nonostante non sia brava a elencare nomi e cognomi delle persone che tengo a ringraziare, sento che ci sia un bisogno estremo di lasciare anche solo un pensiero per loro.
Un po’ perché credo che la piccola me del futuro si debba ricordare di quella settimana, terribile e fantastica allo stesso tempo, in cui è cresciuta un po’ di più.

Sembra quasi sia passato tutto troppo in fretta. Come tutte le cose intense.
Sarebbe riduttivo dire “belle”, perché quel che ho passato la settimana scorsa non può essere descritto con altre parole se non con “intenso”.

Ora ve la racconto una cosa buffa. Ho passato mesi, come al solito, a chiedermi cosa sarebbe successo, se sarei stata all’altezza, se mi sarei sentita piccola piccola e insignificante, se ce l’avrei fatta a non farmi prendere dal panico e non riuscire nemmeno a prendere il treno.

So che potrebbe sembrare strano, ma da due anni a questa parte scegliere di partecipare all’MM Romance Meeting è stata la violenza più grande che mi sia fatta, per vari motivi che non starò qui a elencare perché appartengono al passato.

Insomma, ero terrorizzata.

Poi Maggio mi è piombato addosso come un uragano, e non ho avuto nemmeno il tempo di pensare alla mia paura. Ho passato giorni terribili, per fortuna in compagnia delle persone giuste, la mia seconda famiglia, e non ho avuto tempo di pensare alle futili “pippe mentali” della ragazzina che non lasciava casa da due anni.

E poi, più velocemente di quanto avrei mai pensato, è arrivato il weekend.

Voi non lo sapete, ma ho avuto i miei buoni crolli psicologici, eh. Mentre non guardavate. Da sola. Eh già.
Quindi, ora che ci penso, mi scuso con le persone che ho incontrato se sono sembrata strana, impaurita o scandalizzata… Non lo ero, stavo cercando di non spezzarmi.

Non nel senso “brutto”, chiariamoci. No. È che fin da quando sono partita, fin da quando sono arrivata a S. Maria Novella per incontrarmi con le prime persone spendide del percorso e pensare alla partenza, ho provato così tante emozioni che per una ragazzina abituata a commuoversi con tutto è stata davvero dura trattenersi.

(E perché farlo? Oh, quello è nella programmazione, non dipende da me!)

Insomma sì, catapultata in questo weekend a cui non ero assolutamente preparata, mi sono ritrovata ad avere così tante novità, provare così tante sensazioni nuove, o dimenticate, che credo di aver sentito per tutto il tempo il cuore caldo caldo.

E per un attimo sì, mi sono sentita davvero piccola piccola. Ma non insignificante.
Piccola piccola e parte di qualcosa. Piccola piccola tra tante persone che mi continuavano a far capire che tanto insignificante non ero. Piccola piccola e felice.

Non starò qui a raccontarvi tutte le cose che ho appreso e le mie piccole vittorie personali da ragazzina col disturbo ossessivo compulsivo che incombe. Non era mia intenzione soffermarmi troppo su questo.

Volevo soltanto dirvi grazie.

A tutte quelle persone che, dal primo momento, mi hanno fatta sentire importante. A tutte quelle persone che hanno dato un senso a quel che faccio o dico. A tutte quelle persone che mi hanno insegnato qualcosa. A tutti i sorrisi, a tutte le parole, a tutti gli sguardi. Grazie a chi si è intrattenuto per un po’ a parlare con me, agli abbracci, a chi non mi ha fatta sentire sola…

E, soprattutto, grazie a chi ha fatto sì che io potessi far parte di questo splendido qualcosa e che continua ancora oggi a farlo.

Grazie, grazie dal profondo del mio cuore.

Vi voglio tanto bene.

G.

Sono ancora viva! (credo)

Aaaahhh!

Non mi faccio viva da ere, perdonatemi! ;_;
Maggio si fa sentire, tra eventi vari e preparativi per l’MM Romance Meeting
Sono piena di cose da fare! (E l’ansia sale ogni giorno di più, diciamo che non partecipo spesso a eventi del genere, quindi ho un po’ il demone del panico che mi alita sul collo XD)

Veniamo al dunque: ci tenevo a prendermi qualche riga per ringraziare i lettori che hanno deciso di comprare Hurt, chi mi ha contattata, per messaggio su fb o con post e gruppi, e quelli che hanno lasciato recensioni sia sui blog che su Amazon o Goodreads!

Grazie di cuore: non sono brava con queste cose, ma giuro che ho apprezzato qualsiasi parola mi sia stata rivolta, in positivo o negativo!

Soprattutto, grazie a tutti coloro che hanno amato e continuano ad amare i miei personaggi… Per me è meraviglioso e commovente! Grazie davvero!

Volevo fare un post più intelligente, ma sono già a corto di parole… Quindi credo andrò a finire di sistemare le cose per il meeting, again! XD

A proposito: chi incontrerò? Avete intenzione di partecipare? ❤

Grace

Dal 37.5 alle mimose

Santo cielo.

Cerco di rendermi utile in qualche modo da giorni, ma quando si combatte con la febbre bisogna solo chinare il capo e mettersi a letto obbedienti. Pensate che ieri, quando mamma mi ha chiesto se avessi misurato la febbre, ho risposto che non potevo perché “con due strati di pelliccia bisogna bucare la pelle perché il termometro non funziona”. Non chiedete, non ho idea di che trip mentale mi abbia fatto rispondere in questo modo, forse ero ancora nel mondo dei sogni.

Insomma no, non sono la classica donnina del “se ha la febbre continua a muoversi come una macchina sterminatrice incurante delle leggi della fisica quantistica umanistica chimica termonucleare radioattiva”. Sfatiamo questo mito, per favore.

Anyway.

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Tanti auguri a tutte le donne che si trovano a leggere qui, e anche a quelle che non si trovano a leggere qui! Vi svelerò un segreto: non mi piacciono le classiche frasi da “Sì, ma l’8 marzo è una ricorrenza che non va ricordata solo per dare le mimose alla fidanzatina e andare a festeggiare in un pub a ubriacarsi!” né tantomeno quelle “Nah, non farmi gli auguri. Io non lo festeggio, è una festa stupida: la donna va festeggiata sempre.”

Perdonate i termini, ma… Cazzo c’entra? Vanno festeggiati sempre anche la mamma e il papà, ma gli auguri glieli fate lo stesso.

La vedo molto come l’ennesima frase negativa che va a smorzare l’entusiasmo delle povere persone che vogliono soltanto darsi un motivo in più per sorridere e fare qualcosa di carino. Che importanza ha se pensate di dover essere festeggiate sempre? Tutti avrebbero bisogno di essere festeggiati sempre.
Che poi, diciamoci la verità: la mimosa un sorriso ve lo strappa in ogni caso.

Ok, ora che ho provveduto allo sfogo della giornata, veniamo al punto…

Diciamo che è il primo giorno di quasi respiro dopo… poco meno di una settimana. L’influenza annuale mi ha colpita quando mi ha vista più debole e indaffarata, maledetta bastarda, quindi non ho avuto il tempo per aggiornare il blog durante questa settimana e…

cover-500Oh. Dio.

Sta accadendo. Il mio primo romanzo sta per essere pubblicato.

Giuro, è difficile scrivere qualcosa di sensato perché solitamente non sono brava a esprimermi a parole – che per un’autrice (wow, l’ho detto davvero?) è paradossale, lo so – e in questo momento ancor meno. Ogni volta che vedo un post con l’immagine della copertina ho un blocco, come se qualcuno congelasse il tempo… anzi, come se qualcuno congelasse me ma il tempo andasse avanti.

Non sono brava a farmi promozione e ho sempre paura di esagerare e di non esserne degna. Insicurezza nel DNA, che bella cosa.

Comunque.

Quando ho iniziato a scrivere Hurt non sapevo che sarei arrivata qui. Non sapevo nemmeno che sarei diventata un’autrice nel vero senso della parola, non avevo il coraggio di chiamare le mie storie “libri”, hanno dovuto insegnarmelo.

Non credevo sarebbe stato così. Sono cambiate così tante cose da quel giorno… Io, le persone intorno a me, la mia visione delle cose, il mondo… (Wow, sembra un discorso di importanza mondiale. Ricordate di votarmi, miei cari elettori, così che io porti la pace nell’universo. In cambio avrete delle caramelle, e manderò dei cuccioli a tutti voi.)

Ma sono felice. Terrorizzata, certo. Ansiosa, come al solito. Sono ancora convinta che, se non fosse stato per la febbre, mi sarei nascosta nell’armadio. Senza ombra di dubbio.
Ma felice. E spero tanto di non deludervi, con tutto il cuore.

Quindi grazie a chi lo leggerà, e a chi avrà voglia di farmi sapere che ne pensa, e a chi mi sOpporta e mi sUpporta. E a chi ha permesso tutto questo. E a… E a tutti. Non so. Sto andando di nuovo nel panico. Tutto regolare. Sì.

Beh, immagino di dover concludere qui. Avevo iniziato meravigliosamente con la mia critica giornaliera, e guardatemi adesso: di nuovo un ammasso di parole confuse. Grande Grazia, sempre meglio.

Un abbraccio a tutti, va! ❤

 

…oh, giusto. Forse dovrei informarvi che il libro è in pre-order, scontato, e che potete trovarlo sul sito della meravigliosa casa editrice. Basta cliccare qui.
Stavo per dimenticarmene. L’avevo detto che non so farmi promozione.

Ohmm…

Sto cercando di fare un intervento costruttivo nel blog da settimane, ma proprio non mi riesce, diamine! Ci proverò adesso, che sono seduta in una posizione scomoda per alleviare il dolore addominale.

Perdonatemi se sono poco attiva: è sempre difficile trovare qualcosa di cui parlare, soprattutto perché non ho il carattere propriamente da blogger. Ci proverò, ma abbiate pazienza se sono noiosa!

Oggi volevo farmi dei pancake – magari migliori di quelli di Natale – ma alla fine ho dovuto rimandare. Uhm.

Gennaio e Febbraio sono stati due mesi particolarmente impegnativi, ma stanno passando. Marzo sarà pieno di novità – tra cui la pu… la pub… la… la pub… aahhh… – e di cose da fare, e sono divisa tra l’ansia maledetta che mi prende quando ci penso e la voglia di scoprire che cosa succederà!

 

 

Jpeg
Questo malloppone di fogli che sembra sul punto di scoppiare tanto carino è il mio primo Memory Note ❤

Diciamo che per la maggior parte del tempo è panico.

Ad ogni modo… Di cosa potrei parlarvi…

Oh! Ho fatto una cosa troppo carina durante le prime settimane di Febbraio! Ora ve la mostro!

Ahi, mi sono alzata… pessima idea. Un attimo che torno nella posizione del gumakavallawkalha.
…ovviamente non esiste, non ricordo come si chiamasse. Sorry.

Ho stampato tutte le foto più interessanti e particolari della mia vita e le ho raccolte tra le pagine. OVVIAMENTE all’inizio credevo fossero più pagine, quindi quando mi sono trovata il malloppo di foto ho cercato di intorzarle tutte nel quadernino. Geniale.

No, credo ne prenderò un altro soltanto per le foto dell’Accademia e del Giappone. SONO TANTISSIME.

Ovviamente non posso mostrarvi troppo per la privacy delle persone raccolte nel diarietto, ma ci sono tutti tutti. Proprio tutti. Quasi tutti.

 

Questo perché, se Dio vuole, mi trasferisco ad Aprile, e avevo bisogno di una piccola ancora per i momenti di solitudine. Credo che faccia bene il suo lavoro, ma vi farò sapere più avanti!

Per il resto… Avevo programmato un intervento molto più intelligente, davvero, ma sono finita a parlarvi di cose a caso. Perdono, vorrà dire che sarà per la prossima volta!

Ora provo ad andare a prepararmi qualche pancake che non sia bruciato, quindi non mi resta che augurarvi un buon weekend e una buona serata! Fate in modo che sia speciale ❤

Bacini!

Pancake e novelle a colazione

Jingle bells, jingle bells, jingle all the way…

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Art by tokyogenso

Sono al quarto pancake e ancora non capisco quale sia la tecnica odierna per farlo cuocere come si deve. L’altra volta mi sono usciti meglio, ma sapete com’è? Oggi si sono svegliati che non vogliono esser cotti, o vogliono esser bruciati, una via di mezzo non gli piace proprio.

Lo so, lo so, non mi faccio sentire da una vita.

Tra lavoro, iscrizione universitaria, distruzione totale, insomma… Non sono proprio riuscita a trovare un argomento semi-serio di cui parlare qui.

Beh, oggi è la vigilia! Che farete di bello?

Il mio programma prevede la solita visita agli zii, con i mammoccetti che corrono ovunque e aprono i regali. Quando ero piccolina venivo sfruttata assieme a mia cugina, quasi coetanea, per recuperare i regali da sotto l’albero e portarli ai destinatari che parlottavano a tavola. Era divertente quando avevo cinque anni, ma adesso suppongo sia più semplice far fare il lavoro sporco alle nuove generazioni. Loro non lo sanno, ma è un rito di passaggio.

Whoops, si è bruciato un pancake. Beh, ce lo mangiamo lo stesso.

Dicevo, quindi sarò lì a osservare placidamente i cuccioletti che fanno il mio vecchio mestiere. Oh, oh, oh. Merry Christmas babies. Sudatevi i vostri regali, pigrotti!

A parte i deliri della vigilia, oggi esce “Racconti sotto l’albero 2015“, antologia natalizia edita da Triskell Edizioni. Come l’anno scorso, la mia novella ha avuto l’onore di esser stata accettata per la pubblicazione, così faccio parte anche io di questa piccola meraviglia!

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La trovate, gratuitamente, a questo link, e vi consiglio di leggere tutti i meravigliosi racconti che troverete; sarà un gran bel regalo di Natale!

Per il resto…

Ho una lettera di presentazione da scrivere ancora entro la fine dell’anno, tra le feste e il delirio, e mi si prospetta un 2016 pieno di preparativi e, si spera, cambiamenti. Vi aggiornerò meglio più avanti rispetto a questo particolare.

Il 2016, poi, mi porterà una grande gioia: la prima pubblicazione! Se solo ci penso, però, mi si stringe lo stomaco e dà il via a reazioni non propriamente consone mentre si bruciano i pancake, quindi vi parlerò anche di questo più in là!

Sì, è solo una scusa per lasciare il discorso in sospeso. Potete insultarmi, ma ricordatevi che a Natale si è tutti più buoni. Non l’ho deciso io, è la regola! A Natale puoi!

Quindi, tra cose non dette e colazioni dall’aspetto poco rassicurante – ho un pancake che sembra una crepes e non riesco a girarlo, merda – vi auguro un felice Natale, che sia con la famiglia, con i mocciosi, con la vostra persona, con il vostro cane, con i vostri trenta gatti o da soli con il cuscino e un barattolo di nocciolata. Make it special! ❤

 

Jpeg
Non so se mi spiego. Quella lì dietro è completamente nera. La prima a sinistra è il pancrepe che si è girato male. Boh, fallimento totale, ma suvvia, è Natale!

A Different Anniversary

Recently I wrote a significant post on my facebook page, so I thought that it may be great if I had wrote it here. There it is!

I apologize in advice for my grammatical mistakes, I’m still studying and learning! 🙂

Well, hello there!
I’m Grace, I’m 22 and I’m a writer! (It is quite awesome to acknowledge it, because an year ago I didn’t!)
I wrote this post at the 01.18 a.m of the 14th of September 2015, because it is an unique date for me.
It is an anniversary, a very special event that I felt to celebrate.
An year ago, the 14th of September 2014 around 01.00 a.m I met someone. Someone that I didn’t know. Someone that I just heard about one or two times.
We have been mate since that moment and we will keep being buddies for a lot of years. It’s OK, he is important now, he is a part of me. It’s not like “Oh, well, then you want it!” or “Oh, if you don’t think about it, it will disappear! Puff!” Bullshits. It is not like that.
An year ago, at 01.18 a.m. of a damn saturday night in Florence, surrounded by drunk people and old depressed men, I enjoyed my first time on an ambulance. Why? Nothing serious or, maybe, the beginning of everything.
An year ago, even if I didn’t know its name yet, I violently stroke my first, real panic attack. (And it led to an unpleasant series of things like OCD, Panic Disorder, GAD and PTSD. Have fun looking for their meanings, ha!)
I’m not acting like a victim, people who knows me knows that it is not my purpose. We’re here to celebrate an anniversary, remember? Well, I had gone by a lot of things, I won’t write them all here because it’s not important, no one needs it. (I’m not snubbing you all, but I think that it has no meaning anymore, so…)
I finished two books and two short stories published by Triskell Edizioni, that also had accepted my first book for his publication in April 2016.
I will never stop thanking them for all they had done for me. You all saved me, girls, even if you don’t know it. It is thanks to you that I’m writing here, that I’m existing. Thank you.
I lived in Florence. I escaped from Florence and from my school. I wasted five months in a nonexisting state of non-life, and I still don’t know how. I left out friends, I got back my friends and I thank so much all the people that persisted with me – beginning from my family, I know that it hadn’t been difficult only for me.
You’re the second reason why I’m still writing here.
I had changed four psychologist and psychiatrist (for various reasons and yeah, of course, thanks to my current, saint, sadistic psychologist, of course), I became a studious of musictherapy, chromotherapy, herbaltherapy, aromatherapy and a lot of other somethingtherapies, and I even tried benzodiazepines (luckily they hadn’t become antidepressants) just to understand that they aren’t so useful at all.
I fought nightmares, in my sleep and in reality, that sometimes come back to torture me.
I feared to stay alone in my own home and for a lot of time I hadn’t. I hope that you all don’t know how it feels to sleep with the door opened or to go out just because your mother have to go to the grocery.

I avoided my beloved action films, fantasy and historical movies because they scared me as hell. I self-destructed in so many ways that I couldn’t even tell you.

But, you know?
I’m still here. I watched an action film the other day, alone, without any psychological complication. (Well, I also stopped Hulk last night because of anxiety, but I ended it in the morning so it’s fine, I guess. One step at time.)
I slowly regaigned my alone time at home, I have a job, I’m studying to take the most anxious exam of my life and now, if I wake up in the middle of the night, I fall asleep easly in one hour or so.
I’m writing here to celebrate the beginning of my shitty times because, thanks God, I’m alive. I have a lot of projects – thanks to the ones that support me – and I’m still the same dreamer.
Then, ehy, happy anniversary to me and to you, my little grim monster. Until my heart will beat, I’ll try to breathe and accept you.
I won’t give up on you so calm down. We’ll go ahead together because if we didn’t we would throw in the towel for nothing.
Let’s go, buddy.

Tutte le volte che non sono morto.

Ogni tanto bisogna ricordarlo: tu sei forte.

Nessuno te lo dirà, a meno che non ci siano casi eccezionali, quindi bisogna che tu lo dica a te stesso.

Tu sei forte. Sei arrivato fino a qui e puoi sopportare di tutto. L’hai sempre fatto fin’ora, quindi puoi continuare a farlo: le cose non cambieranno solo perché il tempo passa. Non diverrai debole soltanto perché la vita ti mette alla prova: se sei ancora lì significa che puoi andare avanti.

Sono prove che puoi superare, non esiste che tu ti trovi ad affrontare qualcosa di insormontabile.

Quindi vai avanti.

Ultimamente me lo chiedo spesso: posso sopportarlo? Posso farcela?

Avete presente quel momento in cui vi fermate a pensare a qualcosa che deve accadere nel futuro e, magari, arrivate alla conclusione che non riuscite nemmeno a immaginarla perché andrà a finire che non accadrà? Magari potremmo morire domani, chissà.

Beh, a me capita spesso. Accadrà? Potrò sopportarlo? Potrò vederlo realizzato?
E scatta il panico. Sono in grado? Sono forte? Posso farcela?

“No, non lo sono!”

Però un altro giorno arriva e  la vita continua: siamo ancora qui.

Non riusciamo a immaginare il futuro e mentre ce lo chiediamo è già futuro, e il presente è passato.

Si può andare avanti. E se non si può, beh… Saremo andati avanti pensando di farlo, che già di per sé è un modo di dire “ce l’ho fatta.”